Nessuno dei media mondiali ha riportato la notizia e neppure la nostra redazione ha elementi certi per affermare che in Iran ci sia stato un colpo di stato ma la somma dell’esperienza accumulata nel decifrare ogni giorno cosa si nasconde dietro i comportamenti arabi e una serie di circostanze fanno fortemente pensare alla giustezza dell’ipotesi.

Proviamo ad analizzare la situazione.

Immaginiamo che il leader iraniano Ali Khamenei, stanco dell’inutile gestione della politica estera dell’Iran, sempre in lotta contro tutto e tutti, avesse deciso di cambiare strada, in accordo che gli Usa, cosa avrebbe potuto fare per non essere scannato dalle Guardie della Rivoluzione? Avrebbe dovuto fare esattamente quanto è successo, incominciando dall’eliminare il personaggio più pericoloso, guerrafondaio e impossibile da attrarre verso discorsi di pace: il generale Qasem Soleimani.

C’è da tenere presente che il generale Qasem Soleimani, comandante dei Guardiani della Rivoluzione e leader indiscusso di tutti gli uomini armati dell’Iran oltre che figura carismatica dei movimenti terroristici di mezzo mondo, si vociferava intendesse candidarsi alle prossime elezioni. Con questa prospettiva, l’ipotesi più bonaria, vuole che la sua eliminazione sia stata solo un regolamento di conti e l’eliminazione di una figura emergente fin troppo scomoda. Ma il coinvolgimento passivo degli Usa fa propendere per una ipotesi più complessa. 

Un cambiamento di rotta dell’Iran non sarebbe mai potuto avvenire con in piedi la forza armata del generale Qasem Soleimani, quindi il primo passo doveva necessariamente essere l’eliminazione del generale pericoloso. Ovviamente l’eliminazione non poteva essere firmata da Ali Khamenei ma in Iran è abitudine quotidiana dare la colpa di tutto a Israele e agli Usa. In una manovra così complessa era però meglio lasciar perdere Israele perché Hamas è già presente sul territorio israeliano e avrebbe potuto decidere autonomamente di vendicare il generale, come avrebbe potuto fare anche Hetzbollah; meglio concordare la manovra con gli Usa.

Portata a termine l’eliminazione, si è sviluppata la solita pantomima del furore parolaio tipicamente arabo e la “vendetta” non si è fatta attendere così da soddisfare la sete di sangue dei seguaci. L’Iran ha “telefonato” 17 missili sulla testa degli americani, badando bene che fossero sicuramente fuori bersaglio. In effetti gli Usa hanno confermato che, nel deserto in prossimità delle basi americane in Iarq di Asad e di Erbil, sono caduti dei missili ma non c’erano stati né morti, né feriti e neppure danni alle strutture. La versione iraniana fu completamente opposta parlando di 80 morti e 200 feriti tra gli americani. 

L’opinione pubblica iraniana aveva avuto la sua libra di carne sanguinolenta e l’assassinio passò nel dimenticatoio, completo di autore, reazione patriottica e gravi danni inferti. Il generale Qasem Soleimani poteva riposare in pace.

Subito dopo l’archiviazione dell’eliminazione del generale l’aereo del volo PS752, della Ukraine International Airlines, in volo da Teheran a Kiev, misteriosamente esplose in volo uccidendo 197 persone più 9 membri dell’equipaggio. Questo penoso episodio di cronaca assume un valore strategico in considerazione di importanti fatti collaterali. La reazione iraniana è stata stranamente moderata, caratterizzata da pietà e preghiere per le vittime. Le aride cronache dell’incidente si lasciarono scappare che il luogo della caduta dell’aereo mostrava che lo stesso era stato sottoposto a “forte frammentazione”, caratteristica tipica conseguente all’esplosione in volo e non dell’impatto al suolo. Inoltre, le autorità sia ucraine che iraniane hanno subito dichiarato che le scatole nere dell’aereo non sarebbero state consegnate a nessun organismo internazionale per l’analisi.

Sul versante americano la VI flotta è rimasta fuori dal teatro iraniano e il livello d’allerta è rimasto immutato mentre se fosse stato vero che c’erano stati 80 morti e 200 feriti nell’attacco missilistico, sarebbe stato molto di più di un casus belli e la ritorsione americana sarebbe stata terrificante. Invece tutto tacque.

A questo punto viene da chiedersi: chi c’era sull’aereo ucraino tra gli 82 morti iraniani? L’unica notizia filtrata è che dopo l’assassinio del generale e la misteriosa caduta dell’aereo, i Guardiani della Rivoluzione hanno messo mano a una profonda ristrutturazione del loro Stato Maggiore, sotto la guida di Ali Khamenei. Senza farsi distrarre dal proseguimento dell’abbaiare della propaganda chiaramente indirizzata verso il solo pubblico interno, è ragionevole pensare sia avvenuto un colpo di stato, magari alla rovescio, magari come congiura di palazzo. I successivi “Accordi di Abramo” lasciano pensare che la nostra ipotesi sia qualche cosa in più di una vaga ipotesi.

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