Draghi ha realizzato il miracolo di aver fatto alleare i nemici giurati di ieri ma, non credendo ai miracoli, più prosaicamente, è subentrato lo stimolo ad andare a cercare la vera ragione dell’ammucchiata. 

Intanto dobbiamo prendere atto del fatto che tale ammucchiata ha un becero precedente storico. Nel 1924, dopo la riuscita manovra del 1921, Mussolini per ottenere il potere assoluto che sarà poi sancito ufficialmente con l’approvazione dei pieni poteri, inventò il “listone” a cui aderirono anche tanti liberali, ammaliati dall’obiettivo di dare una svolta di serenità e di sviluppo alla disastrata Italia. Aderirono personaggi come Antonio Segni, Giuseppe Spataro, Gioacchino Quarello, Attilio Piccioni, G.B. Migliori, Bortolo Galletto, Gustavo Colonnetti, Vincenze Cecconi, Giuseppe Cappi, Pietro Campili, Alberto Canalotti Gaudenti. Enrico De Nicola, che aveva aderito per il collegio Italia Sud, ritirò la sua candidatura all’ultimo momento. Entrarono comunque nel “listone” tutti personaggi che poi fecero carriera nell’Italia repubblicana.

Il successo del “listone” nelle elezioni del 6 aprile 1924 fu enorme con il 65% dei voti, tanto che non ci fu neppure bisogno di ricorrere al premio di maggioranza dei 2/3 introdotto precedentemente con la legge Acerbo che in seguito fu chiamata legge truffa e che oggi spazia con la denominazione di premio di maggioranza, in barba ai morti di Reggio Emilia e della Sicilia, colpiti mentre manifestavano contro la legge truffa.

Oggi assistiamo a una riedizione del “listone”, rispolverato per rispondere alla solita sirena della salvezza nazionale, ma la domanda è: cosa hanno in comune il PD con Salvini e Berlusconi con i 5 Stelle? Come sono riusciti ad allearsi i duri e puri con “quelli di Bibbiano”? L’unico collante che appare credibile è la spartizione dei soldi in arrivo dalla UE. 

Certamente è un’occasione unica: i soldi in arrivo sono il triplo di quelli che furono assegnati all’Italia con il Piano Marshall e l’Italia attuale, seppure seppellita sotto un mare di macerie morali, non è certo nelle stesse condizioni materiali.

E’ il caso quindi di dire che adesso incomincia la “pacchia” ed è squillata l’adunata a cui hanno risposto tutti. Ripeto tutti, perché anche se la Meloni formalmente è all’opposizione, a ben guardare, si è solamente assunta il ruolo di palo, rastrellando, in un colpo solo, tutte le carche e gli incarichi che la legislazione e la tradizione assegnano “all’opposizione”, come la Presidenza del Comitato di controllo sui servizi segreti o la Presidenza del Comitato di vigilanza sulla Rai.

In questo momento è in corso il mercato delle vacche con l’assegnazione delle poltrone dei Sottosegretari secondo il vecchio, logoro e mai superato Manuale Cencelli. Tanto per smentire che si tratti di una ventata di aria pulita e di uomini nuovi.

Lo stesso discorso di Draghi, alias il libro dei sogni, è stato repentinamente smentito dallo stesso Draghi, nell’unico atto governativo posto in essere: nel discorso, che è la fotocopia di tutti i discorsi fatti da tutti i Presidenti del Consiglio al momento dell’insediamento, ha detto che il Governo avrebbe realizzato la parità di genere e, a bella posta, ha nominato Ministri solo 8 donne su 23. Se il buon giorno si vede dal mattino … Una cosa ha detto e per una cosa ha fatto il contrario!

Mi tornano in mente le confidenze del mio amico Ugo che scriveva i discorsi di un altro Presidente della Repubblica. Aveva sulla scrivania il faldone contenente gli auguri, le condoglianze, i saluti, le scadenze e i discorsi del precedente Presidente, sulle cui tracce lui cambiava solo un po’ le parole, con il copia e incolla.

Rimanendo al discorso programmatico, unico elemento su cui è dato riflettere, bisogna dedurre che Draghi si è dato un orizzonte temporale almeno ventennale perché, ammesso che il Parlamento e il Senato impieghino, eufemisticamente, solo una settimana per approvare ognuna delle mille riforme elencate, servirebbero almeno 20 anni per approvare tutto. Sulla carta, la disoccupazione scomparirebbe perché occorrerebbero battaglioni di rinforzo alla Ragioneria di Stato per bollinare e alla Gazzetta Ufficiale per stampare.

E’ più che lecito avere seri dubbi sul cronoprogramma ed è giocoforza il riemergere di pensieri loschi sul miracoloso collante che ha messo insieme Berlusconi e Zingaretti. Un mio vecchio maestro diceva che non sono i soldi a fare le idee ma sono le idee a fare i soldi. Caro maestro, mai come ora sono stato contento che lei non sia qui ad assistere all’attuale scempio del suo insegnamento perché i soldi in arrivo hanno fatto correre le idee, magari vecchie e stantie, ma le stesse idee che avevano i Lanzichenecchi quando calarono sull’oro di Roma.

Mala tempora currunt!

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